Le terre Matildiche
Nello scenario dell'Appennino Reggiano, dalle prime colline
che si affacciano sulla pianura irta di castelli, fino alla media montagna,
intorno all'anno mille si rappresentavano le grandi vicende della storia
d'Europa.
Protagonista di tanti episodi di lotte e riappacificazioni tra impero
e papato fu la contessa Matilde che qui aveva collocato il centro politico
e militare del suo vastissimo feudo.
Lo testimoniano i numerosi castelli che ancora oggi ricordano al viaggiatore
quel periodo di grandi passioni politiche e religiose.
Il più conosciuto, anche fuori dall'Italia, è Canossa, che
ospitò l'episodio più celebre di quell'epoca: nel gennaio
del 1077 per tre giorni l'imperatore Enrico IV, scalzo e in veste di pellegrino,
implorò sotto le sue mura il perdono di Gregorio VII.
Castello di Canossa
Canossa è un mito nella storia universale. "Andare a Canossa",
in oltre trenta lingue, è sinonimo di umiliazione e perdono. Correva
il 28 Gennaio 1077 quando, grazie alla mediazione della contessa Matilde,
nel castello di Canossa, le due grandi potenze dominatrici del momento
storico rappresentate da Papa Gregorio VII, depositario del potere spirituale,
e dall'imperatore Enrico IV, depositario del potere temporale, giungevano
ad un compromesso politico universalmente noto come "il perdono di
Canossa".
Il primo castello fu costruito nel X secolo da Sigifredo da Lucca. Nel
950 qui trovò rifugio, sfuggendo a Berengario re dei Longobardi,
la giovane vedova di re Lotario, Adelaide, difesa e protetta da Azzo Adalberto
di Canossa, figlio di Sigifredo. Azzo Adalberto impiegò gran parte
delle sue ricchezze per rendere più munito e resistente il castello.
A quel tempo veniva edificato il tempio dedicato a Sant'Apollonio. Canossa
divenne il centro fortificato del potere feudale degli Attonidi, la potente
famiglia di origine longobarda che, con la Contessa Matilde (nata a Mantova
nel 1046 da Bonifacio di Toscana e Beatrice di Lorena), svolse un ruolo
centrale nella storia europea al tempo della lotta tra Impero e Papato.
Risale a Matilde il periodo di maggiore splendore di Canossa. Enrico IV,
dopo l'umiliazine del 1077, volle vendivarsi portando contro Matilde
un potente esercito. Lo scontro, favorevole alla Contessa, ebbe luogo
nel 1092 nei colli a nord di Canossa in una località dove fu poi
edificata, in ricordo dello scontro, una chiesetta, tuttora esistente,
chiamata, appunto, Madonna della Battaglia. Nel 1115, con la morte di
Matilde, iniziò per il castello un periodo di inesorabile declino.
La rocca vide diversi presidi e proprietari, poiché Matilde non
lasciò eredi diretti, fino al 1557, anno in cui Ottavio Farnese,
alla guida di cinquemila fanti e ottocento cavalieri, attaccò la
rocca a cannonate e la distrusse. In precedenza Canossa aveva già
subito un rovinoso assalto ad opera del Comune di Reggio nel 1255. Fu
occupato dagli Estensi nel 1451 e restaurato. Per alcuni secoli Canossa
fu soltanto feudo e dimora di varie famiglie nobili. Nel 1878 lo Stato
Italiano acquistò i ruderi del castello di Canossa dichiarandolo
monumento nazionale.A quell'epoca, Canossa, ridotto a un mucchio di sassi
coperti dalla vegetazione, fu oggetto delle prime campagne di scavo e
di recupero ad opera di Gaetano Chierici e Naborre Campanini.
Castello di Rossena
Il
castello di Canossa era difeso a ponente dalla roccaforte di Rossena,
a sua volta affiancata dalla torre segnaletica di Rossenella. Il profilo
della fortezza e della torre, impiantati su un rossastro colle vulcanico,
costituisce uno degli scorci paesaggistici più suggestivi di tutta
l'area matildica. A differenza di altri castelli che nel tempo si sono
trasformati in residenze signorili, Rossena ha conservato l'impianto originario
di vera e propria macchina da guerra che doveva fermare eventuali aggressioni
nemiche provenienti dalla valle dell'Enza.
Rossena ospitò il Petrarca, amico di Azzo da Correggio. Il poeta
qui e nella vicina Selvapiana, soggiornò diverse volte e vi portò
a compimento alcune sue opere. Secondo alcuni storiaci Azzo Adalberto,
bisavolo di Matilde di Canossa, nel 950 iniziò la costruzione del
castello, secondo altri esso sorse per opera di Bonifacio di Canossa,
padre di Matilde. All'inizio si trattava di un mastio isolato, la cui
struttura (ora ribassata) è ancora leggibile al centro della costruzione
principale.
Questa primitiva torre era circondata da una cinta quadrilatera poi inglobata
nelle costruzioni successive. Nel 1070 circa Bonifacio Canossa, duca e
marchese di Toscana, concesse alla chiesa di Reggio il "Castellum
de Rosena" come compenso per i beni ricevuti in enfiteusi.
Nel 1300 la famiglia dei Da Correggio prese possesso del castello di Rossena
e, salvo brevi interruzioni, lo mantenne sino al 1612. La rocca e la torre
nel 1557 subirono danni per un assalto delle milizie dei Duca di Ferrara
che provocarono lo scoppio del magazzino delle polveri. L'investitura
dei da Correggio cessò e nel 1613 il feudo passò a Ranuccio
Farnese, signore di Parma. Da quel momento il castello entrò a
far parte integrante del ducato di Parma e Piacenza fino al 1847 quando,
morta la duchessa Maria Luigia, il castello fu aggregato al ducato di
Modena e Reggio.
Di proprietà della Diocesi reggiana, Rossena ha subito un profondo
restauro parzialmente finanziato dallo Stato in occasione del Giubileo
dell'anno 2000 che ne ha permesso il recupero per usi ricettivi (vi è
ospitato un moderno e capiente ostello).
Tratto da "Appenino & Turismo" a cura
della Provincia di Reggio Emilia..
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